Enrico Ingenito

TESTO CRITICO

I paesaggi di Enrico Ingenito trasmettono quella sensazione di nostalgia di un luogo in cui non sei mai stato prima, di un albero sotto il quale ti sei seduto facendoti trascinare dalla tua più cara amica in rivelazioni segrete, di volti sconosciuti eppur familiari, di fari di automobili che non hai mai posseduto.

Nei contorni sfocati delle opere dell’artista genovese, come nelle fotografie sbiadite di tempi che furono, traspaiono fermi immagine di momenti di vita al tempo stesso congelati in un non meglio precisato passato e vivi nella memoria, familiari come flashback, come attimi di vita che sai bene di aver vissuto.

Esattamente come accade nelle struggenti e poetiche visioni di Hopper, le scene di Ingenito portano a chiedersi quando, dove e con chi abbiamo passato quegli istanti, senza arrivare, tuttavia, a fornire una risposta convincente.

Sarà, forse, che quei colori irreali, quegli sprazzi di luce, quei contorni sfumati provocano in noi un processo, puramente interiore e di cui ogni essere umano a questo mondo è dotato, di ricostruzione di una vita, parallela, immaginaria, confusa, non nitida e soprattutto non lineare: si va a tentativi, si cerca di ricostruire una storia di senso compiuto, di recuperarla nei meandri più oscuri della nostra memoria.

Ma la ricerca è vana, quasi paradossale: perchè quella storia, come vorremmo che ci si presentasse, probabilmente nemmeno esiste.

Quello che rimane sono frammenti, schegge quadridimensionali di spaziotempo o addirittura, per noi che osserviamo, paradossi spaziotemporali.

Ma non per l’artista, che quei momenti e quei paesaggi li ha davvero osservati e vissuti, documentandoli attraverso la fotografia, primo spunto per lo sviluppo delle sue sensazioni.

La capacità di Ingenito sta però nell’aver trasformato in altro le coordinate della realtà, attraverso l’uso sapiente delle luci e dei colori, rendendole meno definite e per questo motivo universali.

Rimane nell’osservatore la sensazione, o meglio l’impressione, di uno spazio e di un tempo che inesorabili trascorrono davanti ai suoi occhi.

Un tempo che si può solo percepire, senza avere la possibilità di afferrarlo e, di conseguenza, di possederlo.

Emanuele Bussolino

BIOGRAFIA

Enrico Ingenito nasce a Genova il 4 Novembre 1978, si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel Febbraio del 2004 e termina gli studi specializzandosi in Arti visive e Discipline dello spettacolo presso l’Accademia Linguistica di Belle Arti a Genova nel 2006. Ha avuto occasione di partecipare a residenze d’artista ed esposizioni collettive e personali in Italia e all’estero.

Attualmente vive e lavora a Genova.