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via
vittorio emanuele 56 |
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una storia vera di favolosa follia
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stupire,
divertire, disorientare attraverso l’ironia e la rilettura dissacrante
della realtà: questi i fili conduttori della mostra “una storia vera
di favolosa follia” che evvivanoé esposizioni d’arte ha dedicato dal
10 aprile al 9 maggio al designer
diego maria gugliermetto, cresciuto fin da bambino tra le creazioni gufram,
l’azienda di famiglia, a contatto con autori quali franco mello, piero gilardi,
ugo nespolo e lo studio 65 di gianni arnaudo. l’allestimento
ha visto la galleria cheraschese trasformarsi, per un mese, in uno scrigno bianco, ripieno
di bizzarre creazioni: bignole giganti, morbidi cactus senza spine, fiumi
in cui riflettersi, cioccolatini extra-large, fiori vivacemente colorati,
tavoli e sedie di “pietra” in cui sprofondare comodamente. «una
grossa bignola, colorata e invitante, e un cioccolatino lucido e attraente
saranno comode e inusuali sedute di un "salotto d'arte": non è
il mondo di lewis carrol e della sua "alice in wonderland",
anche se pare davvero un “universo delle meraviglie”, non stiamo
sognando… ci troviamo di fronte alle opere di diego maria gugliermetto.
come dice lui stesso, è “food design inverso": non si tratta
infatti di accessori fantasiosi, frutto della creatività da usare in
cucina e quindi al servizio del cibo e del cucinare, ma cibi veri e propri
che si trasformano in "altro" –così ha presentato la
mostra sara merlino,
direttrice artistica di evvivanoé- la tentazione di toccare questi
oggetti (per non dire “addentarli”) sarà forte… e si scoprirà che
sono piacevoli al tatto. si resterà come incantati di fronte a una
“cosa” che ha una sua collocazione precisa nella mente e che
improvvisamente viene dislocata in un contesto che non le appartiene. si
sorriderà pensando che, tutto sommato, in quel contesto ci sta benissimo!
questa è arte e stimola i sensi. in un modo molto diretto. è anche “una
storia vera di favolosa follia”».
diego
maria gugliermetto all’età di 10 anni conosce all’interno della gufram
(azienda di famiglia) piero gilardi e ugo nespolo, attivi sperimentatori,
e rimane indelebilmente colpito dalla pop art, dalle creazioni di
architetti ed artisti –all’epoca i designer non esistevano ancora- che
creano forme inconsuete con materiali nuovi e leggerissimi: cactus, bocca,
pratone, mozza, sassi, torneraj, capitello, ecc…
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foto
e commenti sulla mostra? sul blog di sara merlino! |