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…fin
dalla notte dei tempi la natura ha gratificato l’uomo con i suoi
prodotti, dispensando senza riserve quanto generato da milioni di anni di
evoluzione.
la specie umana, attratta da quanto di più raro e prezioso, ha
trasformato queste rarità in divinità, che sono cambiate di nome nel
corso della storia ma non hanno alterato il loro potere di condizionare
gli uomini.
metalli, sale, conchiglie, bulbi, spezie, droghe, petrolio, acqua e altri
elementi hanno interpretato il ruolo di circe, illudendo gli ulisse di
turno di possedere una risorsa.
questa scultura, realizzata in oro massiccio, evoca la cupidigia, le
pepite dei film western, la famosa “numero uno” di zio paperone,
la ricerca insita nel genere umano del raro e dello speciale.
come un bel tartufo o un barolo d’annata… (carlo maria maggia)
evvivanoè
esposizioni d'arte in cherasco ha celebrato il culmine della
stagione del tartufo 2007 ospitando nella propria sede la personale
di scultura "langhe=klondike" del poliedrico artista carlo
maria maggia, che ha per l'occasione presentato una scultura -in bronzo placato oro; edizione
limitata di 20 pezzi- raffigurante la "pepita delle langhe": il
tartufo bianco di alba.
l'esposizione
-organizzata in collaborazione con l'assessorato alla cultura della città
di cherasco e inserita tra gli appuntamenti culturali della 77esima fiera
internazionale del tartufo bianco di alba- è
stata presentata da un testo critico di francesco poli.
carlo
maria maggia, nato a torino nel 1964, dall’età di otto anni dipinge
a olio, tecnica insegnatagli dalla nonna pittrice. corre
in moto e nei rally; progetta giardini, scrive libri, articoli e ricerche
nel campo del Verde e dello sfruttamento eco-compatibile delle risorse. a
trent’anni fonda l’officina dei giardini, occupandosi della
progettazione di apparati decorativi per esterni ispirati alle strutture
settecentesche (giardini d’inverno, padiglioni, tende…). viaggia
molto, occupandosi in particolare di esplorazioni botaniche in posti
incontaminati del mondo. oggi vive nel ponente ligure, dove porta avanti
le sue ricerche e la sua carriera artistica.
ha scritto “giardini d’inverno” (umberto allemandi), ha collaborato
al libro “jardins des alpes” (leonardo mondadori international) e
scrive sulla rivista gardenia.
in campo artistico
ha
realizzato numerose performance di “land
art” in tutto il mondo, alcune delle quali in collaborazione con wwf, terra
madre slow food e fiera internazionale del libro. sue mostre personali e
performance sono state ospitate in prestigiose gallerie, musei, palazzi e
altri luoghi d’arte, a partire dalla biennale di venezia. dei suoi
interventi artistici si sono occupate le più importanti testate di
settore e di informazione nazionali, la rai, ecc.
queste le sue principali mostre e performance:
2005 forte dell’annunziata (ventimiglia); fiume tagliamento.
2006 libreria mood (torino); galleria hetre (torino); carnet de voyage
(fiera internazionale del libro, torino); land art in nature (terra madre,
torino); casinò di montecarlo (principato di monaco); the collection (londra).
2007 cow parade (milano); contemporaneamente sacro (tiscali arte);
the british museum of erotic art (londra); parco vallere - festa di primavera
del fai (torino); orticola (giardini palestro di palazzo dugnani, milano);
anatema (teramo); africa today (biennale di venezia); unreal flower (my own
gallery, milano); nuove radici (villa cernigliaro, biella); art in nature
e sculture marine (accademia balbo, bordighera); turris babel (pietrasanta);
neue kunst in alten kulturlandschaften (potsdam, germania);langhe=klondike (evvivanoè
esposizioni d’arte, cherasco).
www.carlomariamaggia.it

testo
critico
sotto
una campana di vetro, come quelle che servono per proteggere e far
ammirare in sicurezza oggetti particolarmente preziosi, appare
solitaria in tutto il suo luccicante splendore una specie di grossa pepita
d’oro. ma se si osserva con attenzione da vicino questo oggetto
stranamente bitorzoluto ci si accorge che la forma ha piuttosto
caratteristiche vegetali, e precisamente quelle di un tartufo.
questa identificazione fra oro e tartufo, messa in scena da maggia
vuole essere immediatamente comprensibile come dimostrazione ironica di ciò
che normalmente si dice, e cioè che i tartufi sono venduti “a
peso d’oro”, o quasi. ma l’operazione artistica, oltre a un aspetto
indubbiamente ludico dichiarato fin dal titolo della mostra, “langhe = klondike”
, ha un senso simbolico più complesso e serio. se
da un lato il visitatore può divertirsi a immaginare le tranquille
colline delle langhe come l’avventuroso
territorio canadese dello yukon invaso dai cercatori d’oro intorno al
1900, dall’altro lato la comparazione ovviamente paradossale serve a far
riflettere sui valori nascosti che la natura fa crescere sotto terra, la
cui qualità autentica va preservata e difesa da ogni forma di
sfruttamento sconsiderato.
la sensibilità ecologica è una caratteristica specifica del lavoro
dell’artista che è anche un vero specialista in botanica, e che da anni
ha incentrato i suoi interessi sugli aspetti più suggestivi e
sorprendenti della vita delle piante dal punto di vista dei processi di
crescita e da quello della bellezza delle forme.
il tartufo, un fungo ipogeo che nasce in autunno nel terreno in rapporto
simbiotico con radici di certi alberi come la quercia, assomiglia più o
meno a una patata e dunque non è “bello” nel senso corrente del
termine, ma ha un fascino particolare e in un certo senso misterioso che
deriva dal fatto di essere uno straordinario concentrato di “energia
odorosa”. una sorta di quintessenza del profumo profondo della terra
matrice di vita vegetale.
in questo senso il tartufo (e in particolare quello della migliore qualità,
e cioè il tartufo bianco di alba) viene presentato intenzionalmente
e provocatoriamente da maggia
come un simbolo, quasi un feticcio divinizzato, che deve suscitare
una particolare “adorazione” reverenziale.
per arrivare a questo risultato il prezioso ma effimero prodotto organico
della terra viene trasformato in un’opera d’arte, in una vere e
propria scultura attraverso la procedura del calco e della fusione in
bronzo, impreziosita da una copertura in oro 18 carati.
la scultura, tirata in venti esemplari, è messa in vendita a un prezzo
analogo a quello di un vero tartufo di quelle dimensioni.
ma il lavoro artistico nasconde a sua volta un segreto che, in modo
spiazzante, apre la strada a un’interpretazione più raffinata. il
“segreto” è che in realtà non si tratta del calco di un tartufo ma
di una semplice patata, il cui valore pecuniario è infimo. ma questo
umile tubero ipogeo ha avuto e ha un valore immenso nella storia umana,
come nutrimento di base. dunque, da un altro punto di vista, è
infinitamente più prezioso del tartufo.
e
qui sta l’aspetto davvero significativo di questa bizzarra opera
d’arte.
(francesco
poli)
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